Il Grana Padano DOP di Calvisano

É tra i promotori dell’iniziativa Mercati del Contadino Giuseppe De Stanchina, titolare dell’Azienda Agricola Balestre, con sede a Calvisano nella cascina da cui ha tratto il nome e che da più di un secolo è proprietà della famiglia che praticamente da sempre ha nell’agricoltura e nell’allevamento la sua attività principale. Sono invece vent’anni che Giuseppe, sostenuto da Milena moglie e presenza attiva nella vendita dei prodotti aziendali, ha deciso di seguire gl’insegnamenti del nonno impegnandosi a tempo pieno nella conduzione dell’impresa e dando nuova vita alle caldaie in rame datate ’49 e ancora capaci di dare il loro fondamentale contributo nella produzione di un Grana Padano DOP che lo ha fatto conoscere agli estimatori di tutta la provincia.

Luci e ombre sul ritorno all’agricoltura

Negli anni ’50 eravamo una terra di agricoltori che iniziava a diventare operaia. Poi, nel giro di un paio di decenni è diventata anche d’impiegati. Ai figli degli impiegati era stato previsto e promesso un lavoro creativo, gratificante e non noioso. Tuttavia, complice la crisi economica e l’avvento dell’euro, si sono ritrovati, molto più prosaicamente, senza un lavoro; e siamo ad oggi. Così, come negli anni cinquanta, alcuni emigrano all’estero in cerca di fortuna, altri, aspettano tempi migliori, si sono adattati ai lavori più umili, alcuni però stanno riscoprendo i campi e la terra come professione. Nel 2013, le iscrizioni ai dipartimenti di agraria in tutta Italia sono aumentate del 40%. Nel medesimo anno, il valore aggiunto dell’agricoltura italiana è cresciuto del 4,7%, mentre il Pil italiano cadeva di quasi due punti percentuali. Questo grazie anche all’export agricolo italiano, che è cresciuto del 5%, trascinando anche un certo aumento dell’occupazione.

Con il biogas si semplifica l’uso dei reflui zootecnici

Il 27 novembre è stato approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni lo schema di decreto sulla revisione delle norme relative alla gestione degli effluenti di allevamento e sull’utilizzazione agronomica del digestato prodotto dagli impianti di digestione anaerobica. Il decreto attua finalmente l’articolo 52 del “Dl Crescita” (Dl 83/2012) e definisce le caratteristiche e le modalità d’impiego del digestato, equiparandolo ai concimi chimici, nonché le modalità di classificazione delle operazioni dalla disidratazione alla essiccatura. Un altro passo nella giusta direzione per il riconoscimento del digestato quale ottimale concime organico in sostituzione dei concimi chimici (di origine petrolifera…..). Il Comunicato congiunto è frutto di un’approfondita istruttoria, a cui hanno preso parte le Regioni, i Ministeri dell’Ambiente e della Salute e le Associazioni di categoria e conferma quanto già indicato nella normativa dell’agosto 2012. Con esso si guarda al futuro dell’agricoltura in un contesto di rafforzamento della sostenibilità ambientale delle produzioni agricole e alla diversificazione di tipo energetico-rinnovabile delle attività.

La nuova agricoltura dei Mercati del Contadino

Il contadino era colui che, storicamente, viveva nel «contado» e si dedicava a lavorare la terra, in contrapposizione al termine cittadino. Ben prima che fossero inventati supermercati e grandi centri commerciali esistevano i mercati contadini, dove si commerciavano i prodotti agroalimentari ed artigianali provenienti dalle campagne circostanti alla città. A Brescia, ad esempio, erano famosi il Mercato dei Grani in piazza Arnaldo e il Mercato delle Erbe nell’omonima piazza. Con la proposta dei Mercati del Contadino terre bresciane abbiamo voluto recuperare in un modo semplice questa antica e saggia tradizione: chi lavora la terra e produce cibo deve poter ritornare protagonista della filiera. Proporre i propri prodotti al mercato è il modo più semplice per incontrare i cittadini, in modo diretto, aggirando le maglie rapaci della grande distribuzione e costruendo una rete di scambio alternativa. In questo modo si rivoluziona anche il sistema della formazione dei prezzi, rifiutando da un lato quelli da fame pagati agli agricoltori dall’industria di trasformazione e dall’altro evitando l’appiattimento della qualità e della varietà dei prodotti imposto ai consumatori da parte della grande distribuzione.

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Quale futuro per l’agricoltura ?

Per descrivere il disagio economico che sta vivendo da alcuni decenni l’agricoltura, basta prendere ad esempio l’andamento del prezzo del latte pagato al produttore e di latte fresco al consumo :

andamento prezzo del latte

Nel 1983 il prezzo pagato dall’Industria all’allevatore era in un rapporto di uno a due rispetto a quello al consumo. Non essendoci motivi tecnologici per cui nel tempo tale rapporto non si sia mantenuto, nel grafico si è ipotizzato un andamento teorico del prezzo al produttore, mantenendo il rapporto di uno a due. L’area verde visibile nel grafico è quindi delimitata, inferiormente dall’andamento del prezzo pagato al produttore dal 1983 al 2013 e sopra dall’andamento del prezzo con il rapporto suddetto.

Quest’area rappresenta la perdita di valore tutta a carico del produttore nell’arco degli ultimi 30 anni.

Si noti inoltre, che il di prezzo variato negli anni da uno a due ad oltre uno a tre.

Un altro aspetto interessante è dato dal fatto che Il prezzo al consumo è continuato ad aumentare, mentre quello alla produzione no. Ribadisco che, in questi anni, non sono certo intervenuti fattori che abbiano aumentato di più i costi da parte dell’industria di trasformazione rispetto alla produzione; quindi il mancato reddito da parte dell’allevatore (area verde), dov’è finito ?

Il valore di tale perdita è valutabile in mancati ricavi, che per un allevamento di 200 vacche da latte (1800 t di latte annue) equivale a circa 650.000 Euro per il solo anno 2013.Analogo andamento è riscontrabile anche per altri prodotti agricoli.