Allevamento, agricoltura e cambiamenti climatici

Un’ondata di protesta soffia sull’Europa. Gli agricoltori rivendicano il proprio ruolo essenziale nella produzione del cibo e, soprattutto, reclamano rispetto. Non vogliono più essere additati come inquinatori e principali colpevoli dei cambiamenti climatici e al contempo essere relegati ai margini della società, con una redditività per di più spesso inaccettabile. Ieri a Dublino gli agricoltori per il secondo giorno consecutivo hanno chiuso con i trattori alcune strade del centro, per protestare contro i bassi prezzi delle carni bovine e le iniziative sul cambiamento climatico che secondo loro sono ingiuste (Reuters.com). “È l’unica cosa che possiamo fare, se non lo facciamo non ci saremo più. Non possiamo continuare a produrre cibo al di sotto dei costi di produzione e non possiamo continuare ad essere incolpati dei cambiamenti climatici”. Questa è una delle frasi più ricorrenti, ma analoghi ragionamenti e proteste sono avvenute di recente in altri paesi europei, come in Olanda e Germania.

UN MONDO SEMPRE PIÙ VERDE

Da Clima Incompiuto

Il Mondo sta diventando sempre più verde e da almeno 20 anni! Nessuno lo dice però e quando fonti autorevoli lo segnalano, non fa notizia perchè non va “nella direzione giusta” dell’attuale narrativa…..

I dati satellitari mostrano una crescente area fogliare della vegetazione a causa di fattori diretti (gestione dell’uso del suolo umano) e fattori indiretti (come i cambiamenti climatici, la fertilizzazione con CO 2 , la deposizione di azoto e il recupero da disturbi naturali). Tra questi, i cambiamenti climatici e la CO 2 gli effetti della fertilizzazione sembrano essere i driver dominanti.

Il ricatto nei mercati di Coldiretti

Una sorta di malessere diffuso circola tra gli agricoltori che partecipano ai mercati contadini organizzati da Coldiretti, tramite le varie associazioni chiamate Agrimercato o Campagna Amica. Le recenti modifiche apportate al regolamento e Statuto delle Associazioni Agrimercato provinciali, hanno inserito alcuni vincoli ed obblighi che ai più sono risultati incomprensibili, oltre che lesivi della libertà di impresa.

A Brescia si muore di mal d’aria (parte 2a)

Lo strano andamento del pericoloso particolato PM10 nell’aria di Brescia

In questo ulteriore articolo sulla qualità dell’aria di Brescia intendo proporre alcune spiegazioni circa l’andamento della concentrazione di particolato PM10 misurato durante gli ultimi anni. Come detto nel precedente articolo di marzo, l’anno 2017 chiude con un numero di giorni fuori limite quasi pari al 2008 (l’aria non è cambiata). Quello che è importante sottolineare risulta essere la differenza significativa della concentrazione media di questi inquinanti misurata tra il semestre estivo e quello invernale, con una maggiore concentrazione nel periodo invernale rispetto a quello estivo. Questo è già un primo dato che deve fare riflettere e le cui cause sono da cercare in alcuni fattori forzanti.

COSTO DI PRODUZIONE DEL LATTE LOMBARDO 2017

Il contesto di produzione della Lombardia

Le consegne di latte bovino lombardo per l’anno 2017 risultano essere state di 5.110.729 ton (AGEA), per un valore complessivo pari a circa 2 milioni di euro. Tale quantitativo corrisponde al 43% della produzione nazionale, così come evidenziato nel grafico sottostante. Nelle sole province di Brescia e Cremona si concentra la maggiore produzione, pari a circa il 60% del latte lombardo. (CLAL.it)

Soresina ricicla la plastica

Buoni sconto di latte per chi contribuisce a mantenere pulito il Pianeta

Lo sfruttamento consapevole delle risorse e la lotta agli sprechi rivestono un’importanza sempre maggiore per garantire la protezione e la conservazione dell’ambiente. In questo modo, la raccolta differenziata degli imballaggi di plastica è argomento sempre di stretta attualità, proprio perché è in grado di coinvolgerci in prima persona e nel nostro quotidiano. Con l’iniziativa “Riciclare ti premia”, un progetto di educazione civica promosso dal Comune di Soresina, in collaborazione con ASPM (Azienda Servizi Pubblici Municipalizzati), si sono coinvolti i cittadini a compiere un’azione etica ed utile. Si sono resi protagonisti consapevoli di un ciclo virtuoso, basato sul riciclo dei rifiuti, con l’obiettivo di incrementare la raccolta differenziata ed avere una città più pulita. A seguito del progetto nel settembre del 2017 è stata installata dall’Amministrazione comunale una macchina automatizzata per la raccolta e la compattazione delle bottiglie di plastica presso i giardini di Via Marconi, di fronte al municipio di Soresina. Se da una parte è doveroso agire per contribuire al meglio a progetti di questo tipo, non sempre a tale dovere corrisponde un vantaggio economico. Lo scopo di questa operazione invece è proprio quello di premiare le persone che si impegnano attivamente per questo fine.

A Brescia si muore di mal d’aria

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività”.  L’ordinamento giuridico conferisce all’Amministrazione locale ed in particolare al Sindaco, compiti d’intervento di tutela della salute pubblica e della salubrità dell’ambiente; quindi egli risulta il “garante” della salute dei cittadini . Così almeno dovrebbe essere, purtroppo parrebbe non a Brescia. La conferma di questa responsabilità dimenticata viene dai recenti richiami espressi dall’Unione Europea al Governo italiano, proprio in merito alla qualità dell’aria gravante sulla Pianura Padana, una vera e doverosa bacchettata per non aver intrapreso misure significative per ridurre l’inquinamento da particolato (polveri sottili PM10 e PM2,5 e ultrasottili <1 µm). Il D. Lgs 155/2010 fissa al riguardo un limite massimo di concentrazione giornaliero delle PM10 nell’aria pari a 50 microgrammi per metro cubo (µg/m³) per non più di 35 giorni all’anno, con una media annua di non oltre 40 µg/m³. Ma come sta l’aria bresciana? Pare non molto bene, anzi è ammalata cronica.

Economia circolare, dagli scarti caseari alla plastica biodegradabile

Con un prezzo del latte in caduta libera, urgono idee e nuovi approcci. Il principio dell’economia circolare ne offre alcuni di grande interesse, come quello di realizzare una plastica biodegradabile a partire dal latte di vacca. L’idea iniziale è venuta a Tessa Silva-Dawson, studentessa di design al Royal College of Art di Londra. Il nuovo materiale è un prodotto di crescente interesse, spiega la designer, se si pensa a come il prezzo del latte sia precipitato sotto quello dell’acqua in bottiglia. Proporre l’applicazione di questa materia per prodotti diversi da quello alimentare potrebbe promuovere l’industria lattiero-casearia. Inoltre, il siero di latte,cioè lo scarto della lavorazione del latte in formaggi, spesso viene sprecato in grande quantità. Con lo sviluppo di quest’idea non si aumenterebbe la produzione del latte, ma si riutilizzerebbe una materia comunemente sprecata, ma ampiamente disponibile”. Presto fatto: anche l’Italia non è da meno con il progetto BIOCOSÌ. Sviluppato dall’ENEA in collaborazione con la start-up pugliese EggPlant, Biocosì (tecnologie e processi innovativi per la produzione di imballaggi 100% BIOdegradabili e COmpostabili per un’industria Sostenibile, economica/circolare ed Intelligente) trasformerà in 18 mesi i rifiuti caseari in risorse, ridisegnando il packaging in chiave sostenibile e introducendo materiali biodegradabili nelle linee produttive.

L’agricoltura ha paura dei robot?

Come sarà l’agricoltura del futuro?
Oggi la classica scampagnata tra i campi è fatta ancora dell’odore di fieno, il rombo del trattore e quella sensazione di essere nella natura, lontani da semafori e dal traffico, dai computer e wi-fi; trovi la fattoria, la semplicità del contadino, i ritmi della natura.
In futuro potrebbe non essere più così, i contadini quasi scompaiono, il casolare, se rimane, è ristrutturato in una centrale operativa di agri scienza. Antenne ovunque, nessun rombo di trattore, solo un sommesso ronzio di decine di droni che sorvolano come api i campi e trasmettono miliardi di dati alla centrale. Poi il computer dirà ai robot seminatori dove piazzare il seme e quanto, così come per fertilizzare, diserbare e raccogliere. Se andate a leggervi Isaac Asimov ne Il Sole nudo, trovate tutto ciò già descritto con settant’anni di anticipo e quello che ha predetto non è poi così bucolico.

La caccia alle streghe sul biogas agricolo

La “caccia alle streghe” è un modo di dire molto comune che, in senso figurato assume il significato di persecuzione e/o messa al bando di persone giudicate pericolose sulla base di sospetti, preconcetti, tabù infondati, come accadeva nel medioevo quando le streghe, in realtà solo donne sfortunate, le bruciavano a furor di popolo. Il fenomeno del biogas in Italia pare subire lo stesso tipo d’irrazionale pregiudizio, fomentato da poco chiari interessi  verso altre forme di produzione energetica (petrolio, gas), ma soprattutto da ignoranza, da leggersi non solo come mancanza di conoscenza. Come esempio di tale sospettoso approccio propongo un articolo comparso di recente su di un giornale locale Ragusanews, e a firma di Irene Savasta.