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Allevamento, agricoltura e cambiamenti climatici

Un’ondata di protesta soffia sull’Europa. Gli agricoltori rivendicano il proprio ruolo essenziale nella produzione del cibo e, soprattutto, reclamano rispetto. Non vogliono più essere additati come inquinatori e principali colpevoli dei cambiamenti climatici e al contempo essere relegati ai margini della società, con una redditività per di più spesso inaccettabile. Ieri a Dublino gli agricoltori per il secondo giorno consecutivo hanno chiuso con i trattori alcune strade del centro, per protestare contro i bassi prezzi delle carni bovine e le iniziative sul cambiamento climatico che secondo loro sono ingiuste (Reuters.com). “È l’unica cosa che possiamo fare, se non lo facciamo non ci saremo più. Non possiamo continuare a produrre cibo al di sotto dei costi di produzione e non possiamo continuare ad essere incolpati dei cambiamenti climatici”. Questa è una delle frasi più ricorrenti, ma analoghi ragionamenti e proteste sono avvenute di recente in altri paesi europei, come in Olanda e Germania.

Quello che si profila è un vero e proprio scontro del tutto inedito: da una parte una tipo di  società “civile” elitario che pretende sempre più e in maniera anche autoritaria, che gli allevamenti spariscano dalla faccia della Terra, perchè colpevoli, a sentir loro, dell’estinzione prossima di massa. Dall’altra gli allevatori/agricoltori che sono sempre più consapevoli di essere i rappresentanti di una cultura strategica del produrre cibo, ma anche del disegnare il paesaggio, quello verde ovviamente, perchè quello del cemento è in mano ad altri… E’ anche però una questione più in generale di democrazia. Il movimento Extinction Rebellion, uno dei più attivi al mondo e in Europa, propone “pacificamente” d’imporre ai governi nazionali una “dichiarazione di crisi climatica” e di ridurre a zero le emissioni di gas serra (principalmente anidride carbonica) entro il 2025. Inoltre richiede che i governi siano guidati da “Assemblee dei cittadini” sul clima e la giustizia ecologica.

Le poco democratiche Assemblee dei cittadini di Extinction Rebellion

Dalla loro pagina web si legge: “Le assemblee dei cittadini sono processi innovativi che possono consentire a persone, comunità e interi paesi di prendere decisioni importanti in modo equo e profondamente democratico”. Una domanda sorge spontanea: ma non ci sono già i parlamenti per questo ? Evidentemente per E. R. il parlamento va esautorato a favore di queste assemblee. Democratiche? Probabilmente no, visto che non è contemplata l’ipotesi che i cambiamenti climatici siano naturali. Con tutta probabilità, anzi, chi dissente su questo “dogma di fede”, come è capitato già alcune volte al sottoscritto, viene posto all’indice per il semplice fatto che i cambiamenti climatici devono essere di origine antropica, senza se e senza ma. Analoghe richieste e pretese sono portate avanti dal movimento internazionale Friday For Future e dalla paladina Greta Thunberg. Dicono: “Abbiamo solo 11 anni per salvare la nostra specie, il pianeta sta bruciando”. E’ chiaro e logico pensare che, se tale Armageddon e relative cause del tutto umane, anzi specificatamente da allevamenti, fossero accettate dai governi, vista la necessità incombente, servirebbero di conseguenza misure speciali. Con tanti saluti al sistema democratico attuale e alla libertà di parola. E così il “capro espiatorio” sarebbe trovato nell’agricoltura e nell’allevamento e tutti sarebbero costretti ad una “sobria” dieta rigorosamente vegana, ovviamente rifornita da multinazionali ad hoc, con relativo business mondiale (carne sintetica).

Già l’Italia si sta adeguando a queste pretese climatiste, addirittura modificando il sistema scolastico educativo, con l’inserimento di una nuova materia. L’intenzione di Fioramonti, ministro dell’istruzione, è quella di introdurre già a partire dal prossimo anno scolastico un’ora di insegnamento obbligatorio alla settimana dedicata allo studio del clima, per consentire alle nuove generazioni di aumentare la propria consapevolezza sui temi climatico/ambientali. Tuttavia non pare contemplato che sull’argomento un insegnante, o uno studente, possa metterne in discussione l’origine antropica. Come conseguenza di questa logica scolastica, l’agricoltura non sarà più raccontata come l’attività che nutre il Pianeta, ma piuttosto che lo distrugge. Mentre l’industria e il business, ovviamente green, saranno i nuovi paladini di fatto dell’ambiente. Uno scenario, a ben pensarci da incubo, al quale gli allevatori ed agricoltori non intendono adeguarsi. Lo scontro sarà duro, ma in ballo ci sono questioni ancor più profonde e strategiche, che devono dare risposte alle seguenti domande: andiamo verso un governo mondiale gestito da interessi economici  e multinazionali ? Con quale tipo di democrazia e informazione indipendente ?  Le misure straordinarie per combattere i presunti cambiamenti climatici di origine antropica come influiranno sulle disuguaglianze sociali ? Nei prossimi anni si potrà capire fin dove si spingerà questa “ribellione”, ma per ora i segnali non fanno ben sperare. Nel contempo il clima, del tutto inconsapevole ed indifferente agli interessi di parte, continua il suo percorso ancora indecifrabile alla scienza.

Fausto Cavalli

dott. Agronomo, Agrometeorologo, studioso di clima e meteorologia